Del mio viaggio a Cuba ho raccontato alcuni episodi, alcuni divertenti, alcuni un po’ meno. Come detto, la donna e l’uomo cubano sono delle belle persone, tanto fisicamente quanto spiritualmente. Pur conservando una forte religione cattolica, non sono assediati dai numerosi moralismi tipici della civiltà occidentale, insomma, sfruttano l’istituto della confessione come meglio non potrebbero, il “peccato” (in cui personalmente non ho mai creduto) è vissuto totalmente durante la notte, ma poi è purificato da sacerdoti molto indulgenti, che naturalmente peccano sommariamente anche loro. Sono persone che vagano per le strade pronte al sorriso, hanno quel sorriso spazioso tipico delle persone mulate. Il cubano originario non esiste, perché sterminato dalle malattie portate dal conquistadores occidentale. Il cubano è un incrocio di razze arrivate chi per cercare fortuna dall’Europa (spagnoli e portoghesi, tedeschi e francesi, inglesi e olandesi) chi per lavorare nelle grandi piantagioni, ed ovviamente questi ultimi erano di colore. Questo continuo incrocio di geni da portato, (forse anche in ragione delle condizione atmosferiche o del duro lavoro) ad avere donne bellissime, con la pelle scura, le gambe lunghe e gli occhi verdi o azzurri, mentre gli uomini, i ragazzi, sono generalmente alti e possenti, forse simili ai giamaicani.
Come sappiamo a Cuba si registra un certo standard di povertà, che comunque non raggiunge i picchi sconcertanti di altri paesi dell’America Latina. Forse Cuba ha avuto la fortuna di trovare l’unico leader marxista riuscito a mantenersi umano. Come sappiamo, il leader marxista è portato a scivolare lentamente nella follia paranoica, in ragione dell’enorme potere che deve gestire. Essendo uomo di notevole cultura Fidel Castro è rimasto caratterialmente roccioso, ma non ha mai compiuto gli eccessi tipici della dittatura. Non dimentichiamo che Fidel ha preso il potere attraverso la lotta armata, avrà ucciso ed avrà dato molte volte l’ordine di uccidere, ma se decidi di rovesciare un regime corrotto e sanguinario come quello di Battista, e dopo aver trascorso anni nella Sierra Maestra a preparare imboscate e riparare armi, acquisisci una certa forma mentis. Tuttavia Fidel ha sempre cercato il bene per il suo popolo, ha garantito la sanità e l’istruzione gratuita, la casa ed i servizi essenziali, ed il 70% dei beni alimentari. Dunque il cubano non sprofonda mai nella nera povertà, e soprattutto non si abbatte per la sua miseria, perché la non esiste la lotta “uomo contro uomo” per il possesso, e vedendo nell’altro la propria condizione nascono sentimenti di solidarietà piuttosto che d’invidia o competitività (ovvero uno dei grandi mali delle società occidentali).. certo, poi ci sono quei cubani che non si accontentano, scappano e vanno a cercare fortuna nel mondo, ma questa non è caratteristica del cubano ma dell’uomo in genere, la cui brama è notoriamente insaziabile sin dai tempi di Socrate, e prima ancora.
Ovviamente, avendo garantito il minimo indispensabile, al cubano è consentito accumulare un certo margine di agiatezza, pur essendo vietati lusso e ricchezza,, perché sono sequestrati dallo stato. Per esempio, se tu apri un ristorante, cinque tavoli saranno tuoi, gli altri dello stato. I cubani me l’hanno spiegato in questo modo, senza accennare ad addizionale IRPEF e diavolerie varie. Poi, oltre i lavori privati e pubblici, ci sono altri espedienti che il cubano sfruttano con furbizia ed attenzione, a Cuba un divieto è divieto, i poliziotti girano in borghese e sono dappertutto, anche sotto i tavoli. Un pomeriggio, al ristorante, un ragazzo cercò di venderci delle conchiglie, cosa vitatissima a Cuba. Non appena mise le conchiglie sul piccolo tavolo, dal nulla si materializzarono due guardie in borghese, che portarono via ragazzo e conchiglie. Il mio amico sardo si alzò forse per avere delle spiegazioni, ma un nostro possente amico cubano, con un semplice ondeggiare del dito, ci fece comprendere che in certi casi è meglio stare seduti, anche se il turista ha praticamente carta bianca, in quanto risorsa primaria che l’embargo americano non può toccare.
Per questo, gli atti illeciti sono compiuti con molta ponderazione. Per esempio, anche a Cuba la prostituzione è diffusa, ma non è come qui o come nella ricca Olanda, dove ci sono le ragazze in vetrina e cose varie. In Italia, nonostante la legge Merlin, puoi trovare annunci di prostitute in ogni dove, non parliamo da quando abbiamo internet. I trans arrivano a metterti le misure delle parti meno nobili, le ragazze taglia, altezza e misura. Questo a Cuba non può accadere, infatti le ragazze escono silenziosamente da una casa, o sono nascoste nell’ombra della notte, e dopo aver capito che non ci sono guardie si avvicinano e ti parlano con voce bassa e calma, con tranquillità, con la sigaretta tra le dita ed il loro fisico perfetto, che fa sempre un certo effetto, ma quando hai vent’anni è tutta un’altra visione e sentimento. Del resto a vent’anni avete la stessa età, e questo è un elemento da non sottovalutare, perché parli da pari a pari, senza il peso della moralità soprattutto per chi, come me, non ne ha (l’unica morale che conosco, è quella che io mi son dato).
A conti fatti, pur essendo il sardo persona socievole e cordiale, deve comunque fare il sardo, e tutti e tre abbiamo fatto la figura dei paesani, pur con una certa poesia. Un pomeriggio ero bello carico, stava arrivando sera ed avevo una voglia esagerata di fare casino. Mio amico beta lo stesso, ma ad un certo punto ecco arrivare dal balcone Alfa, con la faccia tirata.
“Alfa, tutto bene”, gli faccio io, “ma stai male?”
“No Vincenzo”, mi rispose con voce impostata, quasi da baritono, “ma noi siamo qui, a divertirci, ed attorno a noi abbiamo la povertà, ed io la voglio vedere.” A quel punto guardai Beta, che coi suoi occhi vispi e profondi era sui nastri di partenza, ed esplodemmo in una fragorosa risata. A quel punto mi avvicinai ad Alfa, gli misi un braccio intorno al collo e gli dissi “Senti Alfa, il tuo è anche un sentimento generoso e di cui andare fieri, ma io tra due giorni devo ritornare in Sardegna, ho la sessione di esami invernali, ci sarà molto freddo, per questo tu vai pure dove vuoi, perché io adesso esco da questa stanza, vado in discoteca, mi ubriaco e faccio tutto quello che mi viene in mente...” Il discorso fu più articolato, fatto di botta e risposta, infine, Alfa venne con noi. Si ubriacò come una scimmia zoppa, fece le sue stronzate, e non parlammo mai più della questione.
“Alfa, tutto bene”, gli faccio io, “ma stai male?”
“No Vincenzo”, mi rispose con voce impostata, quasi da baritono, “ma noi siamo qui, a divertirci, ed attorno a noi abbiamo la povertà, ed io la voglio vedere.” A quel punto guardai Beta, che coi suoi occhi vispi e profondi era sui nastri di partenza, ed esplodemmo in una fragorosa risata. A quel punto mi avvicinai ad Alfa, gli misi un braccio intorno al collo e gli dissi “Senti Alfa, il tuo è anche un sentimento generoso e di cui andare fieri, ma io tra due giorni devo ritornare in Sardegna, ho la sessione di esami invernali, ci sarà molto freddo, per questo tu vai pure dove vuoi, perché io adesso esco da questa stanza, vado in discoteca, mi ubriaco e faccio tutto quello che mi viene in mente...” Il discorso fu più articolato, fatto di botta e risposta, infine, Alfa venne con noi. Si ubriacò come una scimmia zoppa, fece le sue stronzate, e non parlammo mai più della questione.
L’ultimo giorno giunse anche il turno di Beta, che intanto si era innamorato di una ragazza, e non so cosa volesse fare.. io e Beta proponemmo alcune battute da caserma sulla ragazza, forse pensando che la cosa non fosse seria. Invece Beta era preso male, andò sul balcone della stanza e cominciò a cantare alcune canzoni di Franco Madau. “Andate pure, io resto qui” disse con fare compunto ed indignato. Quasi non mi venne da piangere per lui “Beta, cazzo, l’ultima notte a Cuba, e tu vuoi passarla sul balcone, pensando a quella ragazza, e per di più intonando “pastores” di Franco Madau?” Insiste anche Alfa, continuo ad insistere io, ci stanchiamo presto ed usciamo da soli. Ci ubriachiamo vergognosamente, Alfa va a finire in un campo da golf, lo perdo per due o tre ore (in cui, intanto, avevo svolto egregiamente la mia parte di italiano in vacanza), e quando ritorna mi dice di questo campo da golf, e che gli sembrava di essere sulla luna. “Va bene caro, adesso torniamo che Beta era messo male, speriamo che si sia addormentato, se non altro...”
Qui, dopo aver detto la parola “torniamo”, comincia la mia vergogna. Chiamiamo Pablo (Pablo era un ragazzo del posto che aveva tre bambini, ma era sempre con noi, gli pagavamo tutto e lui ci dava le dritte, ma questa è un’altra storia) saliamo sul taxi. Gli altri svengono nel sedile posteriore, io comincio a piangere nel sedile anteriore. L’anziano autista, col suo capello alla Bogart ed il suo sigaro esageratamente lungo, mi guarda con accondiscendenza.
“Ultimo giorno capo?”
“Siiiiiiiii, aaaaaaahhhhh!!!!”
“Voi italiani, tutto cuore, brava gente...”
“Grazieeeeeeehhhh”
“Hai una ragazza?”
“Oh, noooo!!!”
“Quando arrivare cosa migliore, quando partire, cosa triste...”
“Faffanculo, siiiiiii snif, snif, non sai quello che mi aspetta...”
Il tassista allora mi guardò, ma non con uno sguardo di rimprovero. Era lo sguardo di un nonno che ascolta le lamentele di un nipotino viziato. In un attimo mi fece passare la sbronza, e m’impose di chiudere, poiché non si parla a nessuno in quel mondo, soprattutto se ha cinquantanni in più di te, è cubano, e come minimo gli devi dare del lei. A prescindere.
“Ultimo giorno capo?”
“Siiiiiiiii, aaaaaaahhhhh!!!!”
“Voi italiani, tutto cuore, brava gente...”
“Grazieeeeeeehhhh”
“Hai una ragazza?”
“Oh, noooo!!!”
“Quando arrivare cosa migliore, quando partire, cosa triste...”
“Faffanculo, siiiiiii snif, snif, non sai quello che mi aspetta...”
Il tassista allora mi guardò, ma non con uno sguardo di rimprovero. Era lo sguardo di un nonno che ascolta le lamentele di un nipotino viziato. In un attimo mi fece passare la sbronza, e m’impose di chiudere, poiché non si parla a nessuno in quel mondo, soprattutto se ha cinquantanni in più di te, è cubano, e come minimo gli devi dare del lei. A prescindere.
Mi fa pagare mezza corsa, mi da una pacca sulla spalla, scendo dal taxi. Alfa e Pablo rotolano sull'asfalto, tutti e tre ci abbracciamo piangendo, l’amico Pablo è disperato: “Mai più amici italiani, mai più discoteca ogni sera, mai più ridere tanto” A quel punto pianto generale, io perdo il senso dell’orientamento e non ricordo nulla. La mattina seguente Alfa e Beta, che fumavano una sigaretta sul balcone, mi dissero della notte precedente: mi avevano visto correre scalzo lungo il rettilineo deserto, piangendo come un somaro, ed urlando il nome di Pablo, che intanto era andato via da parecchio tempo. Non c’era più nulla da fare, si doveva tornare, nessuno ne aveva voglia, ma i soldi erano finiti, e lo si doveva fare. Alfa e Beta erano schizzati, non vedevano l’ora di tornare: i sardi e la loro nostalgia, sembravano appena usciti da un mescala party a cui non ero stato invitato Io, invece, ripiegavo, anzi, ammucchiavo il mio bagaglio, e ripensavo a quel tassista anziano, al suo sigaro, alla sua camicia spiegazzata ed al suo cappello. Ripensavo al suo sguardo onnisciente, che conteneva tante parole da riempire l’Atlantico, sguardo fiero e saggio, sguardo di uomo che ha visto tanto. Quegli occhi li ho ancora davanti, perché quegli occhi non erano parole, poiché, parafrasando il poeta, quegli occhi erano uomini, quegli occhi erano Cuba, quegli occhi erano tutta l’America latina.
Vincenzo M. D’Ascanio, 17.12. 2015, ore 07:40 a.m..

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